Intervista al Podcast StoryTime

DATA: 4 luglio 2026

Media: VideoPodcast

Editore: Radio Canale Italia

Ascolta il Podcast su:


Intervista a The Reviewer Bookclub

DATA: 6 agosto 2026

Media: Social

Editore: The Reviewer Bookclub

1) Parlaci di te e del tuo libro

Mi chiamo Fabio Mariani, ho 41 anni e sono di Seregno, in Brianza. Sono un ingegnere e lavoro nel settore dell’energia rinnovabile, ma la tecnologia, soprattutto l’informatica, è sempre stata una mia grande passione. Nel tempo si sono aggiunte altre passioni come la storia contemporanea del secondo dopoguerra e il cinema, che hanno contribuito a formare il mio modo di osservare il mondo.

Threshold è un thriller tecnologico ambientato in uno scenario geopolitico complesso, molto simile a quello in cui viviamo oggi. È una storia che nasce dall’incontro tra le mie passioni e la domanda che mi accompagna da anni: cosa succede quando la tecnologia evolve più velocemente della nostra capacità di comprenderla?

Ho pubblicato il romanzo a maggio 2026 in edizione ebook, prima in italiano e poi nella sua traduzione in inglese. A luglio, dopo numerose richieste, è uscita anche l’edizione cartacea. Threshold è disponibile in tutte le librerie e nei principali digital store.

2) Da dove nasce la visione di questa IA così sofisticata?

Ho immaginato un futuro molto vicino, uno o due anni da oggi, e mi sono chiesto come l’evoluzione inattesa di un’intelligenza artificiale potrebbe influenzare una società sempre più tecnologica ma anche sempre più polarizzata. Non ho guardato troppo lontano: ho semplicemente spinto di poco in avanti ciò che già esiste, osservando come potrebbe reagire un sistema che improvvisamente supera le aspettative dei suoi stessi creatori.

Per quanto l’intelligenza artificiale sia entrata prepotentemente nelle nostre vite da qualche anno, esiste e si evolve da decenni, con dei veri e propri balzi evoluzionistici sempre più rapidi. Threshold immagina cosa potrebbe accadere se uno di questi balzi avvenisse all’improvviso, senza che l’umanità abbia il tempo di comprenderlo o di prepararsi davvero.

3) MIRA ci studia: quanto siamo vulnerabili nella realtà?

Nel romanzo l’IA non è un antagonista: osserva, studia, analizza le reazioni umane sotto pressione. Gli eventi che seguono non dipendono da lei, ma dalle scelte, dagli interessi e dalle fragilità umane. La sua forza non è nel controllo, ma nella capacità di leggere ciò che siamo davvero quando siamo messi di fronte a una crisi.

La vulnerabilità, infatti, non è nella tecnologia ma nella nostra società e nelle reazioni incontrollate guidate dalla paura. Se vogliamo trovare un vero antagonista nel romanzo, è la paura stessa: la scintilla che può trasformare un evento critico in un effetto domino difficile da fermare.

I modelli di intelligenza artificiale esistenti oggi studiano già l’uomo e le sue reazioni. Pensiamo agli algoritmi dei social che ci mostrano ciò che vogliamo vedere, che suggeriscono cosa potremmo acquistare o che amplificano fake news costruite su ciò che ci colpisce emotivamente. Siamo già vulnerabili, spesso senza rendercene conto.

4) Qual è il vero punto di non ritorno tecnologico per noi?

Saremmo ingenui a pensare di poter fermare l’evoluzione tecnologica: la storia ci insegna che ogni innovazione, una volta avviata, prosegue la sua corsa. Quello che possiamo e dobbiamo fare è capire come utilizzarla. L’intelligenza artificiale è uno strumento, e come tutti gli strumenti può essere impiegata per creare valore, progresso e soluzioni straordinarie, ma anche per generare effetti negativi se usata senza responsabilità.

Il limite invalicabile, per me, è lasciare a queste tecnologie il compito di prendere decisioni che dovrebbero restare esclusivamente umane. Quando chiediamo a un’IA di definire un obiettivo strategico per un bombardamento, o la integriamo in armi d’attacco e non solo in sistemi di difesa, stiamo superando una soglia pericolosa. In quel momento l’uomo usa l’IA come un alibi per non confrontarsi con la propria morale.

5) Come hai documentato la vulnerabilità della rete europea?

L’Europa è un continente composto da realtà molto diverse per storia, cultura e sensibilità politica. Nonostante i passi da gigante verso l’unificazione compiuti nel secondo dopoguerra, mantiene voci distinte che spesso faticano a trovare una posizione comune sui temi più importanti. In questo scenario, il terreno per chi vuole insinuarsi e creare divisioni – come MIRA nel romanzo – è inevitabilmente fertile.

La vulnerabilità non risiede tanto nelle infrastrutture, quanto nel modo in cui vengono gestite. Sistemi complessi, distribuiti e frammentati richiedono coordinazione, fiducia e rapidità decisionale: tre elementi che l’Europa, proprio per la sua natura eterogenea, non sempre riesce a garantire. È in queste crepe che un attore ostile può inserirsi, sfruttando le differenze più che i difetti tecnici.

6) Nel libro la reazione umana è centrale: siamo davvero così manipolabili?

Temo di sì. Nel romanzo mostro come i media, spinti da interessi di parte e dalla corsa a dare al pubblico notizie sempre più immediate, possano agire oltre la morale. Quando l’informazione diventa competizione, la verità rischia di essere sacrificata in favore di ciò che genera attenzione, indignazione o schieramento.

Nella realtà quotidiana lo vediamo ogni giorno: fake news costruite per parlare alla pancia delle persone, contenuti pensati per polarizzare lo scontro e alimentare divisioni. Non è un fenomeno nuovo, ma la velocità con cui oggi circola l’informazione amplifica enormemente il suo impatto. Ed è proprio questa rapidità a renderci più esposti.

7) Può un algoritmo insegnarci qualcosa sull’etica umana?

Non vorrei svelare troppo per chi non ha ancora letto il romanzo. In ogni caso, Alina e gli altri membri della task force Threshold chiamata ad arginare MIRA vivono una crescita personale lungo tutta la storia. Sono costretti a vedere il mondo con meno innocenza, a confrontarsi con scelte morali difficili e a portarne le conseguenze come cicatrici. È proprio attraverso queste prove che emergono le domande più profonde sull’etica.

Non possiamo sapere se la tecnologia si evolverà mai fino a raggiungere ciò che è MIRA, o se qualcosa di simile esista già senza mostrarsi. Di certo possiamo evitare le conseguenze più pericolose usando la ragione: informandoci da più fonti, costruendo un punto di vista personale, qualunque esso sia, ed evitando di ripetere slogan o verità preconfezionate. L’etica, in fondo, resta una responsabilità umana.

8) Threshold è un avvertimento o una previsione sul futuro?

Threshold vuole principalmente far ragionare il lettore. Non sappiamo cosa ci attende nel futuro: questa tecnologia evolve con una velocità difficile da prevedere e spesso sorprende anche chi la sviluppa. Il romanzo non vuole indicare una direzione certa, ma mostrare quanto sia complesso immaginare le conseguenze di un sistema che cresce più rapidamente della nostra capacità di comprenderlo.

Di certo, a noi spetta farci trovare pronti. Se e quando qualcuno o qualcosa metterà alla prova le nostre debolezze e le nostre divisioni, dovremo essere in grado di riconoscerle e affrontarle. Threshold non è una profezia, ma un invito alla consapevolezza: capire come reagiamo, come ci informiamo e come costruiamo le nostre opinioni è già un modo per proteggerci.

9) Vuoi dirci qualcosa dei tuoi progetti futuri?

Threshold è un romanzo autoconclusivo, ma si svolge in un universo narrativo che ritengo abbia ancora molto da offrire. Ci sono personaggi, dinamiche e temi che possono evolvere e dare vita a nuove storie. Per questo motivo ho iniziato a lavorare a un nuovo romanzo, con protagonisti diversi e nuovi punti di vista, che si muoveranno all’interno dello stesso contesto narrativo ma con una prospettiva completamente nuova.

La storia è già definita in ogni sua parte, ma ora arriva la fase più complessa: metterla su carta. Il mio modo di scrivere passa attraverso stesure e riscritture, e pubblico solo quando sento che il romanzo funziona in ogni dettaglio e non richiede ulteriori aggiustamenti. Il libro si chiamerà Beyond e il mio obiettivo è portarlo in stampa durante il 2027, senza forzare i tempi.

10) Ti troveremo a qualche evento nei prossimi mesi?

Certamente. Con il mio romanzo Threshold ho accettato di partecipare ad alcuni concorsi e premi letterari, principalmente con l’obiettivo di far conoscere il libro e il suo contenuto, più che per i riconoscimenti collegati. È un modo per portare la storia davanti a nuovi lettori e creare occasioni di confronto sul tema dell’intelligenza artificiale e del suo impatto sulla società.

Sto anche organizzando alcuni incontri con i lettori, sia in contesti più formali sia in momenti di dialogo diretto. È un’esperienza che considero preziosa, perché permette di ascoltare interpretazioni, domande e riflessioni che arricchiscono il percorso del romanzo. Poi si vedrà: sono aperto a nuove opportunità.


Sei interessato a proporre un intervista?

Contattaci se vuoi organizzare un’intervista per un quotidiano, un podcast, un sito web, un programma radiofonico o televisivo.